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Il buono traina l'economia

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Il buono traina l'economia

L’agroalimentare leva economica e occupazionale

Il buono traina l'economia

Sempre più il settore dell’agroalimentare italiano si afferma su mercati nazionali ed internazionali anche grazie alle peculiarità delle produzioni regionali. Puglia e Basilicata sono regioni che, con le loro tipicità, contribuiscono non poco a dare riconoscibilità all’italian life style. Non è un caso se altri settori produttivi di queste due territori avvertono dati in tendenza negativa, mentre quelli dell’agroalimentare continuano a reagire positivamente, anche nel commercio con l’estero.

Formazione e lavoro

Oltre che in termini economici, questo comparto produttivo rappresenta una grande opportunità lavorativa.  Significativo è il fiorire continuo in campo accademico di tanti corsi dedicati all’agroalimentare. Fra gli organismi accreditati dal MIUR anche l’attività formativa proposta dagli ITS, cioè dagli Istituti Tecnici Superiori che, riprendendo altre esperienze estere, hanno dimostrato di favorire una cultura tecnica altamente professionalizzante in quest’ambito. Corsi di formazione specialistica in grado di profilare figure specificamente richieste dagli imprenditori del settore. 

Proprio in queste settimane partono in Puglia diversi corsi di formazione ITS relativi al marketing digitale delle imprese agroalimentari per la formazione del responsabile alle vendite e promozione dei prodotti enogastronomici del territorio. Inoltre, si punta a formare esperti di tracciabilità del futuro da destinare all’agricoltura di precisione e alla gestione sostenibile delle filiere ortofrutticole 4.0. Per saperne di più basta consultare il sito www.itsagroalimentarepuglia.it.

La Murgia, “FOOD VALLEY”

Insomma è davvero forte l’appeal in ogni senso di questo distretto che immette nella distribuzione prodotti legati alla filiera ortofrutticola e cerealicola, bandiere di vera eccellenza. Ma si pensi anche alla produzione di pregiati olii e vini, tipicità invidiate in tutto il mondo. 
Uno sguardo speciale va rivolto a quanto accade per le produzioni di alta qualità nell’Alta Murgia barese e lucana, ormai definita la “food valley”. Qui, in un paesaggio tra i meno antropizzati, insistono aziende che trovano spazio considerevole sul mercato nazionale ed internazionale.  Realtà che hanno scommesso sulla ricerca ed investito sulla qualità in settori importanti come quello legato alla filiera cerealicola. 

In questa parte di Puglia migliaia di ettari sono coltivati a grano duro, terreni che danno materia prima a una filiera della trasformazione che inizia ad Altamura e arriva a Corato, città di molini e pastifici. Molti di questi imprenditori investono nella ricerca per la produzione di paste, puntando anche sul recupero di antichi grani o rispondendo ai bisogni della clientela come per le linee gluten free.

Notevole è la produzione, oltre che di pani tradizionali, di una serie di prodotti da forno, come tipicità dolci e salate. Altrettanto interessante in quest’area geografica è quanto accade imprenditorialmente nella coltivazione e distribuzioni dei legumi. E a questo proposito sono tante le tipicità territoriali su cui ancora si può investire e puntare per incrementare il business e stimolare l’indotto turistico. Si pensi, alla speciale attenzione che comincia ad essere riservata alle lenticchie di Altamura, che proprio di recente hanno ottenuto il tanto sperato riconoscimento Igp. O al cece nero, un ecotipo locale dall'aspetto particolare e dal sapore squisito che ha rischiato seriamente l'estinzione. Una tipicità coltivata specialmente nei comuni di Acquaviva delle Fonti, Cassano delle Murge, e Santeramo in Colle, ma anche altrove.

Tra olio e vino, vanti internazionali

Senza ombra di dubbio l’olio rappresenta soprattutto per la Puglia e, in parte per la Basilicata, un prodotto trainante della propria economia. Soprattutto l’olio extravergine pugliese viene oggi riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo e ha conquistato nel tempo una leadership assoluta in molti paesi esteri. Questa regione è leader italiana per produzione di EVO, da sola genera oltre la metà dell'intera produzione nazionale.

Un dato determinato dalla peculiarità di un prodotto considerato straordinario per la varietà di cultivar presenti sul territorio, ma anche per l’alta cultura che si è generata in quest’ambito. In realtà, quando si parla della produzione di olio si pensa sempre a contesti bucolici, scordando a volte l'elevato contenuto di innovazione di aziende locali che operano a livello internazionale e che hanno un processo di produzione tanto rigoroso quanto selettivo. Ma oltre a quello oleicolo, anche quello vinicolo sia per la Puglia che la Basilicata, è un settore tra i più sviluppati e in costante crescita. Trend in continua ascesa per rossi e rosati che offrono durante l’anno opportunità di lavoro tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e legate all’intero indotto. 

Nel settore enologico c’è grande exploit della Puglia per i rossi e gli spumanti che negli ultimi anni registrano forti balzi in avanti. Anche i rosati fanno registrare una crescita dei consumi superiore intorno al 15%, in controtendenza rispetto al dato generale. Rinunciare alla bontà di vini pugliesi e lucani come il Primitivo di Manduria, il nero di Troia, il Negroamaro o un Salice Salentino- insieme al sublime Aglianico del Vulture- diventa sempre più difficile per molti. È evidente che in futuro queste eccellenze rappresenteranno sempre più una risorsa per continuare a generare ulteriore ricchezza economica ed occupazione per il futuro per le nostre comunità, purché si continui a scommettere sulla qualità e sulla ricerca nel nome dell’amore e la tutela di questi territori.

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17 ottobre 2018